giovedì 23 marzo 2017

#InCammino per un Partito più moderno in rete ...




“Il giovane che si avvicina alla politica, generalmente, è animato da voglia partecipativa, per cambiare in meglio la società e il paese che ha ereditato dai suoi maggiorenti. Il giovane aspetta di trovare una accoglienza disposta a farlo a farlo crescere, per esprimere i propri sentimenti e per offrire il meglio di sé stesso con l’ambizione di far progredire l’umanità.“



Il Partito Democratico non possa arrivare sempre tardi a capire le potenzialità delle nuove tecnologie. Occorrono un nuovo linguaggio e nuovi strumenti di partecipazione con la base militante. Il copyright del Web non ce l'ha nessuno. Bisogna adeguarsi ai cambiamenti della società, anche la rete, senza sostituirsi ai circoli sui territori o le primarie, può essere uno strumento di partecipazione, di scambio di idee e confronto. Non per votare un candidato Premier o un candidato Sindaco.


(Articolo 14 - 1). "I Circoli costituiscono le unità organizzative di base attraverso cui gli iscritti partecipano alla vita del partito. Essi si distinguono in Circoli territoriali, legati al luogo di residenza, in Circoli di ambiente legati alla sede di lavoro e/o di studio, ed in Circoli on-line, che vengono costituiti sulla rete internet e ai quali è possibile aderire indipendentemente dalla sede di residenza, di lavoro e di studio. In ciascuna porzione del territorio e in riferimento a ciascuna sede di lavoro o di studio può essere costituito un solo Circolo. In caso di partecipazione contemporanea ad un Circolo territoriale e ad un Circolo d’ambiente, fermo restando il diritto di partecipare alla vita politica interna ed all’elezione degli organi dirigenti di entrambi, l’iscritto deve indicare presso quale dei due Circoli intende esercitare gli altri propri diritti ai sensi del presente Statuto."

Oltre ai circoli territoriali, articolo 14 dello statuto PD contempla i circoli online, che possono nascere su base tematica: durante il dibattito in commissione statuto si disse che sarebbero potuti nascere circoli online non solo su tematiche generali ma anche specifiche. Vorrei ricordare che siamo nel 2007-2008 quando Grillo nemmeno aveva fondato il m5s con la sua piattaforma Rousseau. Ma la cosa più incredibile è che lo statuto – ripeto, scritto dieci anni fa – prevedeva l’attivazione di un sistema informativo per la partecipazione, cioè quello a cui sta facendo oggi il Movimento 5 Stelle, con la sua piattaforma Rousseau.




(Articolo 14 - 2). "Gli iscritti ai Circoli on-line, fermo restando il diritto di partecipare alla vita politica interna ed all’elezione degli organi dirigenti di questi, devono comunque indicare il Circolo territoriale o d’ambiente dove esercitare gli altri propri diritti ai sensi del presente Statuto."


(Articolo 14 - 5). "Le modalità di costituzione dei Circoli on-line, il loro funzionamento, gli organi e le relative modalità di elezione sono stabilite da un apposito Regolamento approvato dalla Direzione nazionale."




Oggi sono attivi 5 circoli online "Libertà è Partecipazione" unico circolo online con una buona produzione di documenti su vari temi. "02PD" di Milano e l'altro che fa riferimento alla Campania, il Circolo online di Bologna. Vi è poi un nuovo Circolo online che nasce dall'Associazione "Insieme per il PD" ) che  insieme una piattaforma Web avrebbe potuto aggregare moltissime persone e rappresentanti di tutti i circoli esteri del PD, avrebbero potuto dare un contributo rilevante all’elaborazione programmatica sia a livello nazionale che locale. Oggi il iscritti ai cinque circoli sono più di tre anni, a quanto pare, cercano una possibile rappresentanza all'interno dell'organizzazione del Partito Democratico. Bisognerebbe formare i nostri segretari, i nostri rappresentati nelle istituzione, nostri militanti e elettori. Per chi è abituato al mondo on line ha difficoltà ad accettare un organizzazione che sebbene utilizza il web per mettersi in comunicazione con i cittadini, anche tutti i giorni, non prevede che tramite il web i cittadini possano avere un qualche interesse a mettersi in contatto con lei. I circoli online potrebbero efficacemente diventare un supporto utile al Partito per rendersi raggiungibile dai cittadini anche sul web nel momento stesso che gli garantisce una chiara opportunità, con propri delegati, di poter essere rappresentati nelle commissioni di garanzia del Partito, nella Direzione Nazionale e dell'Assemblea Nazionale, anche interno dell'organizzazione territoriale del PD. Attualmente mi risulta quindi necessario riconoscere che nessuno dei membri eletti l'8 dicembre 2013 dell'Assemblea nazionale. Può essere un iscritto che partecipa ai circoli online , altrimenti il problema si sarebbe da solo risolto. Torna quindi importante l'opportunità di sfruttare l'occasione del Congresso non solo per sviluppare e condividere una propria idea di Partito e di Politiche che il Paese dovrebbe sviluppare ma anche fare conoscenza degli iscritti al Partito Democratico, perché dalla loro conoscenza si possono creare i presupposti per far meglio conoscere la voce e le attività su piattaforma web.





Alberto Rigon
Cristina Favati



Seguici su Twitter: @mauriziomao89 
Seguici su Facebook: Hashtag Cambiamento8
Scrivimi su Telegram: @mauriziomauri89
Seguici su Periscope:  @mauriziomauri89
Riproduzione Riservata © 

venerdì 17 febbraio 2017

La base non vuole la scissione

Per un sondaggio dell'istituto Ixè, illustrato oggi ad Agorà il 76% degli elettori PD la scissione del partito sarebbe un male. Che capiscono sempre meno queste polemiche e divisioni, ma che comunque continuano a dare fiducia al PD. I sondaggi dicono che il consenso si aggira ancora sul 30%. Gli Italiani sono assillati dai problemi di lavoro, del pagamento delle tasse, delle cure mediche (i ticket sono più altri dei costi delle cure private!) dei prezzi di benzina, frutta e verdura che crescono, i terremotati sono alla disperazione. I politici, invece, sono impegnati, chi come il PD a smembrare il partito, chi a progettare improbabili alleanze tutto ciò a pro di cosa? Chi come Trump a denuncia i media Americani di falsità e disonestà, ma non smentisce, in modo circostanziato le notizie. Somiglia molto a ciò che sia succedendo anche in Italia con Blog di Grillo. Certo quando si andrà a votare la percentuale dei votanti continuerà a calare! All’orizzonte c’è solo notte fonda.


#Restiamouniti

#ChePDchefa?







Potrebbe interessarti anche:






Seguici su Twitter: @mauriziomauri89 
Seguici su Facebook: Hashtag Cambiamento8
Commetta con un Whatsapp al: +39 348 262 0211
Scrivimi su Telegram: @mauriziomauri89
Seguici su Periscope:  @mauriziomauri89
Dichiarazione a titolo personale
Riproduzione Riservata © 


domenica 29 gennaio 2017

l'Unità è nuovamente in crisi e rischia per l'ennesima volta chiusura

Caro Segretario Renzi

Una vicenda tormentata quella l'Unità, un progetto editoriale che stenta a trovare la sua identità: la redazione dell'Unità in sciopero per questo oggi non sarà in edicola. Lo ha annunciato il comitato di redazione della testata, in comunicato in cui denuncia "il clima avvelenato" creatosi con la società editrice "a pochi giorni dal 1 febbraio, quando l'assemblea dei soci dovrà decidere la ricapitalizzazione o la messa in liquidazione del giornale." Al giorno d'oggi resta unica strada per poter viva l'Unità. Trovare nuovi investitori e  terminare la pubblicazione cartacea del giornale mantenendo attivo il sito web. Il sito web de l'Unità deve continuare ad essere attivo, perché offre un ottimo servizio di informazione ai cittadini fruitori del web, offre lo spazio community aperto a chiunque voglia inviare un proprio articolo, ma anche perché offre una Web-TV che ci tiene sempre informativi durante i più importanti eventi del Partito Democratico.

Cogliamo l'occasione per ringraziare giornalisti del'Unità che sono stati sempre vicini al nostro territorio e ai lavoratori, raccontando la crisi. Il nostro pensiero ora va loro che attraversano un periodo difficile, caratterizzato dalla precarietà, dalle incertezze, e dall'annunciato licenziamento di chi lavora nello storico giornale, fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Esprimiamo a tutti loro la nostra solidarietà e auspichiamo che ciò non avvenga, che ci sia ancora il modo ed il tempo per trovare una diversa soluzione.




Seguici su Facebook: Hashtag Cambiamento8
Dichiarazione a titolo personale
Riproduzione Riservata ©

sabato 14 gennaio 2017

Abolizione del reato di immigrazione clandestina. Che fine ha fatto?


Perché non si parla più di modificare una legge che, fino a pochi mesi fa, era oggetto di critiche? Mentre la Corte Europea stabilisce che gli ingressi irregolari di migranti non posso essere sanzionati con il carcere. La norma, introdotta dalla legge 189/02, conosciuta come Bossi-Fini, doveva essere in realtà abolita dal Governo Renzi nell'ambito disegno di legge di depenalizzazione di diversi reati varano dal consiglio dei ministri nel gennaio 2015. Ma la misura è poi stata stralciata e dal consiglio dei ministri è uscito solo un ddl con altre depenalizzazioni ma non quella relativa all'articolo 10 bis della Bossi-Fini. Andrebbe riprese questo dibattito sulla Bossi-Fini, per una serie di motivi concreti. Il primo oggi i centri di accoglienza straordinaria, non distribuisce in maniera equa il flusso migratorio su tutto il territorio nazionale. Solo 2.600 comuni su 8mila accolgono i migrati. In tutte le regioni ci sono comuni che accolgono migliaia di migrati e altri che sono tirati fuori. Il secondo è che, il Governo Gentiloni metta in condizioni i Sindaci di obbligare a lavori utili le persone che arrivano nel nostro Paese, sia per ricambiare l'ospitalità che viene offerta loro, sia anche per favorire l'integrazione sociale con le comunità che li accolgono. Il terzo è che non possiamo accettare un livello così altro di lavoro nero di vero e proprio sfruttamento, alimentato dalla facile ricattabilità di chi un permesso di soggiorno non lo ha e che non ha al momento nessun altro strumento per regolarizzare la propria permanenza sul territorio. Chi dice che non possiamo accogliere i migrati economici perché non c'è lavoro, forse dimentica che il lavoro in molti settori c'è, ma si preferisce utilizzare mano d'opera a nero. 

Dichiarazione a titolo personale
Riproduzione Riservata © 

mercoledì 30 novembre 2016

Ti spiego perché voto Sì

Per prima cosa ho ripreso in mano la Costituzione, poi ho confrontato le modificazioni proposte.
Mi sono documentato sul clima che l'aveva generata: la fine di una guerra, la resistenza, il panorama politico. Il Paese dilaniato: fra coloro che pur uniti dalla Resistenza erano divisi fra Cattolici e Comunisti atei. Una parte consistente di nostalgici del Fascismo e della Monarchia, contrapposti alla maggioranza Repubblicana. Tutti in condizioni economiche disastrose con una disoccupazione spaventosa, esclusa quella minoranza, occulta, che si era arricchita con la borsa nera ed altri mezzi illeciti.
Le comunicazioni erano lente e difficoltose ed una parte considerevole del Paese semi-analfabeta.
Nonostante queste profonde differenze sociali ed i molteplici orientamenti politici fu trovato un accordo, fra mille compromessi. E fu scritta una Costituzione, che fece testo in tutto il mondo.
Sulla prima parte vi fu un consenso generalizzato, mentre la seconda parte fu egualmente accettata, ma immediatamente e poi anche in seguito arrivarono i distinguo, da quegli stessi, per i molti aspetti che solo in piccola parte si cerca ora di modificare.
L'Italia si impegnò nella ricrescita sociale ed economica, fino al Boom degli anni '60.
In questi ultimi cinquanta anni il Paese si è fermato ed ora ha imboccato un declino inarrestabile.
Ora viviamo in un mondo globale con comunicazione in tempo reale e con una disoccupazione giovanile che non permette ad un trentenne, come me, di programmare il suo futuro e non riesco a non pensare, quale sarà quello delle nuove generazioni. Bisogna invertire questo trend e bisogna cambiare. Istituzioni ciascuna delle quali sappia esattamente in quali campi e con quali vincoli devono operare.
Ne ha assoluto bisogno e sono decenni che tutti promettono di farlo.
Mi fa specie che l'Italia sia divisa fra il SÌ ed il NO quando i sostenitori di quest'ultimo sono quelli che hanno Governato il Paese negli ultimi 60 anni e sono perciò i responsabili del nostro declino. Non riesco a capire i nuovi movimenti e partiti politici nati con la missione del cambiamento, che sono alleati nel NO con coloro che hanno retto le sorti politiche, fino a questo disastro economico e sociale.
Per questo io voterò senza remore SÌ a questo Referendum Costituzionale.
Se poi i risultati non saranno quelli che mi aspetto, userò tutti gli strumenti per cambiarla, ancora ed ancora e per cambiare le Leggi con il nuovo strumento del Referendum propositivo.
Seguici su Twitter: @mauriziomauri89 
Seguici su Facebook: Hashtag Cambiamento8
Scrivimi su Telegram: @mauriziomauri89
Seguici su Periscope:  @mauriziomauri89
Dichiarazione a titolo personale
Riproduzione Riservata © 

martedì 22 novembre 2016

Rainews24 oggi è l’immagine della sconfitta della Rai e del Servizio Pubblico


Secondo me, Rainews24 oggi è l’immagine della sconfitta della Rai e del servizio pubblico che, pur avendo intuito, che un canale dedicato unicamente alle notizie avrebbe potuto svolgere una funzione fondamentale in materia di formazione e copertura e nell'ottica di un nuovo modo di fare servizio pubblico. Il cdr di RaiNews24 denuncia infatti da sempre l'assenza di un progetto chiaro sul ruolo del del canale e lamenta gli scarsi e inadeguati i mezzi messi a disposizione dalla Rai. In fatti come si concilia la quantità attuale delle edizioni dei diversi telegiornali con il fatto di avere in casa una rete all news? Il modello secondo il quale il TG1 deve avere 15 edizioni rischia progressivamente di entrare in conflitto con una Rainews24. Si può fare diversificando le missioni e rilanciando le identità dei TG, costruendo una Rai multi-piattaforma e cross mediale, rafforzando la presenza nei territori, in Italia e all'estero. Una strategia editoriale dovrebbe prevedere che le grandi reti Rai si concentrino fondamentalmente sulle edizioni principali del telegiornale, quelle per cui si può fare un grande lavoro giornalistico, e che la rete all-news, con un format da mandare in onda tutti i giorni in diverse fasce orarie. Questo dovrebbe essere il biglietto da visita della nostra informazione a livello nazionale è internazionale. In questa considerazione, credo e tengo all’idea che un canale come questo possa costituire un mezzo per permettere a molti giovani di accedere alla professione di giornalisti, per fare formazione e individuare nuovi talenti, il che ovviamente avviene anche a Sky Tg24. Vorrei però sottolineare che la differenza rimane per quando riguarda i mezzi, quando succede qualcosa incontrate delle difficoltà nell’ottenere subito dal territorio reportage e video. Sedi regionali Rai, perchè ma spesso non ne possiamo usufruire: la mattina, ad esempio nell’area del programma «Buongiorno Regione», avere i collegamenti dalle sedi regionali e` molto difficile, perché le nostre Regioni sono impegnate, come si, in un altro tipo di lavoro. Rainews24 è una redazione in sofferenza. Non ha alcune figure che in ogni all-news del mondo esistono.  E’ una sofferenza che esiste da tempo, nonostante il Cdr abbia sollecitato più volte l’intervento della dirigenza Rai per trovare soluzioni al problema. Soluzioni che tardivamente si stiano finalmente arrivando? E che davvero, se si debbano cercare responsabilità, quelle non possono essere certamente il numero di ascolti o le visite sul sito internet. La macchina del fango sulle redazioni Rai un gioco facile, demagogico e semplicistico.

Post scriptum: Tutti sempre pronti a criticare li servizio pubblico ma se l'unica troupe italiana a Mosul è di RaiNews non lo dice nessuno. Bravi @Luora e @AntiDiBella











Potrebbe interessarti anche:
Seguici su Twitter: @mauriziomauri89 
Seguici su Facebook: Hashtag Cambiamento8
Commetta con un Whatsapp al: +39 348 262 0211
Scrivimi su Telegram: @mauriziomauri89
Seguici su Periscope:  @mauriziomauri89
Dichiarazione a titolo personale
Riproduzione Riservata © 

lunedì 21 novembre 2016

Sky ricorre al Tar per non pagare i canali Rai 

La parole "fine" sembra ormai giunta con l'ultima pronuncia di Agcom. Sky fa pagare i suoi canali un botto ma non vuole pagare gli altri. Chissà chi c'era al governo, che a imposto la decisione di trasmettere i canali Rai su Sky? Un danno economico non indifferente per la Rai stessa, per i cittadini che pagano il canone Rai in bolletta elettrica. Oltretutto non capisco perché lo Stato/TV Stato deve versare un assegno a Sky Italia (azienda privata), quando i canali Rai sono disponibili su tivùsat. Non capisco perché i cittadini italiani deve finanziera con le loro soldi una azienda privata come Sky Italia S.r.l . La Rai in quanto TV Pubblica e per cui si paga il canone, dovrebbe avere come obiettivo la massima diffusione tramite tivùsat quindi il servizio pubblico c'è, se poi Sky Italia S.r.l vuole lucrare su contenuti Rai aggiungendoli al proprio pacchetto, è opportuno che Sky e certo un Murdoch, paghi detti contenuti, come tutti i cittadini italiani che pagano le tasse nostro paese. Per consumatori sarebbe bene imporre a Sky Italia S.r.l di utilizzare un decoder compatibile con tivùsat, così i clienti Sky possono fruire servizi tivùsat, canali Rai con decoder Sky con aggiunta dello slot per la tessera tivùsat. Sarebbe simpatico se dopo il canone Rai in bolletta elettrica, arrivasse canone in fattura,  a Sky Italia S.r.l (4 milioni di abbonati) e Mediaset Premiun S.p.A far pagare il canone Rai. Perché, proprio come con la macchina, se l'hai e non la usi il bollo lo paghi solo perché hai, e la tassa la paghi solo perché un tuo ha un sintonizzatore. In effetti come registro Rai usa il catasto, presumenti che per ogni nucleo familiare ci sia un TV e a mio avviso sbaglia di poco. In qualsiasi Stato di diritto il canone lo paghi anche se non guardi i canali del servizio pubblico, ed è decisamente più il canone RSI 400 chf/anno. Allo stato attuale il canone Rai è una tassa basata sull'autodenuncia, ovvero sulla volontà di pagare un servizio, a prescindere dal fatto che se ne usufruisca o meno.    

Siti trattati: 


Potrebbe interessarti anche:




Seguici su Twitter: @mauriziomauri89 
Seguici su Facebook: Hashtag Cambiamento8
Commetta con un Whatsapp al: +39 348 262 0211
Scrivimi su Telegram: @mauriziomauri89
Seguici su Periscope:  @mauriziomauri89
Dichiarazione a titolo personale
Riproduzione Riservata © 

Così è svanita la leggenda dei ballottaggi. La maggioranza deve decidere se sulle riforme cerca il dialogo o lo scontro

Alla vigilia delle elezioni amministrative Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno manifestato il progetto di semplificare le Ele...