domenica 11 giugno 2023

Così è svanita la leggenda dei ballottaggi. La maggioranza deve decidere se sulle riforme cerca il dialogo o lo scontro

Alla vigilia delle elezioni amministrative Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno manifestato il progetto di semplificare le Elezioni dei Sindaci, di Comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, sopprimendo i Ballottaggi. Il Sindaco verrebbe eletto con il 40 per cento di voti! Le recenti tornate elettorali hanno confermato  la tendenza alla  disaffezione, alle partecipazioni Democratiche. Ridurre la soglia elettorale va nella direzione di assecondare la disaffezione, anziché di incrementare la partecipazione. Ridurre la soglia è antidemocratico e pericoloso. Spiana la strada alle lobby ed alle associazioni criminali.  Ciò comporterebbe la necessità di fare largo ricorso ai Commissariamenti. Altri dovrebbero essere gli strumenti per rendere più agevole la partecipazione alle scelte elettorali con i moderni mezzi elettronici, per esempio! 


Maurizio Perrotta Murante

lunedì 5 giugno 2023

Deposito in Senato delle 105.937 firme raccolte sulla proposta di legge del sull’autonomia differenziata.

In occasione dell’appuntamento col 2 giugno, che nel 1946 vide il referendum istituzionale e l’elezione a suffragio finalmente universale dell’Assemblea Costituente, assistiamo a tanta retorica e a tante celebrazioni formali, anche se non mancano riflessioni più serie e legittimamente preoccupate. Infatti, la Costituzione oggi è a rischio. Non in quanto possa essere abolita, ma perché ne viene eroso il valore del dettato, sia attraverso la quotidianità della vita politica sia attraverso norme che snaturano la concezione della democrazia elaborata dalle culture antifasciste, dapprima nella clandestinità, poi in consessi diversi – finalmente liberi – e infine nell’Assemblea eletta il 2 giugno 1946.

UN RISULTATO ECCELLENTE (105.000 FIRME) DOVUTO AL LAVORO DI TANTE E TANTI.

Il Coordinamento per la democrazia costituzionale (Cdc), presieduto dal professore Massimo Villone, esprime grande soddisfazione per avere doppiato il numero delle firme necessarie (ne sono giunte oltre 105mila) per la presentazione della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare – di modifica degli articoli 116, terzo comma, e 117, primo, secondo e terzo comma del Titolo V della Costituzione – per contrastare il progetto di autonomia differenziata voluta dal governo e da alcune regioni del Nord.
Il testo del progetto di legge è stato il felice esito del lavoro, coordinato dal Prof. Massimo Villone, di un foltissimo numero di costituzionalisti, giuristi, docenti universitari, dirigenti sindacali, attivisti sociali, dirigenti di centri studi meridionali, personalità del mondo della cultura, giornalisti, scrittori, insegnanti e dirigenti scolastici, medici, che hanno operato, senza il concorso di esponenti di partiti politici, a produrre un testo che salvaguardasse il carattere uno e indivisibile della nostra Repubblica.
Il Cdc esprime un profondo ringraziamento verso tutte le cittadine e i cittadini che hanno contribuito al successo della campagna; le associazioni sorte in questi anni sul territorio a difesa della democrazia e della Costituzione; le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Uil scuola Rua, Federazione Gilda Unams, che hanno fin dall’inizio sostenuto la raccolta delle firme, lo Snadir, il cui contributo è stato convinto ed importante; le tante strutture sindacali confederali che, soprattutto al sud, si sono attivate; le associazioni nazionali Anpi, Arci; l’A.M.P.A Venticinqueaprile, la Filef; la Rete Salute Welfare e Territorio; gli operatori in campo sanitario che hanno condiviso la campagna, il Quotidiano Sanità online; la rete dei Sindaci che hanno aderito, i Consigli comunali che, con propri ordini del giorno, hanno sostenuto la raccolta delle firme. Infine un ringraziamento sentito alle strutture territoriali del Cdc che hanno dato vita a decine e decine di iniziative, alimentando il dibattito politico e culturale nei vari territori che si è poi tradotto in una raccolta di firme sui moduli cartacei superiore persino a quella giunta per via informatica.

venerdì 2 giugno 2023

Perché ha Vinto Giacomo Possamai - riflessioni di Giovanni Diamanti


Leggo con un certo stupore tanti commenti del mondo del centrodestra vicentino sull’esito delle elezioni. Possamai avrebbe vinto per una presunta “disparità di mezzi economici” (sic), per i “media favorevoli” (sic, bis) e per il grande lavoro di comunicazione fatto. Non è così: ha vinto il candidato più forte. E ha vinto anche perché ha sbagliato meno. Come è risaputo ho grandi amici nel centrodestra cittadino, tuttavia penso servirebbe anche a loro la sana vecchia abitudine che ho ereditato dalla storia del centrosinistra della “analisi della sconfitta”. Lascio quindi qualche personale spunto sui motivi della vittoria di Possamai, ovviamente secondo il mio modesto parere.

1- La portata della vittoria è molto più importante di quello che si legge: sono sì 500 voti, ma sono 500 voti contro un sindaco uscente (mai nella storia di Vicenza un sindaco uscente aveva perso le elezioni) e contro un clima d’opinione nazionale (unico comune di capoluogo d’Italia in cui il centrosinistra vince nei ballottaggi).

2- la rimonta non è stata quella di Rucco nel ballottaggio, è stata quella di Giacomo nell’ultimo anno. Per i sondaggi di Rucco, a tre mesi dal voto Francesco era sopra il 50%, ben 17 punti sopra di noi. Noi abbiamo sempre avuto dati molto diversi, ma il primo sondaggio fatto un anno fa ci dava comunque in netto svantaggio sia al primo che al secondo turno. Il trend è sempre stato di rimonta, e nell’ultimo mese i nostri dati avevano registrato un sorpasso. Inoltre, noi sapevamo che rispetto ai numeri dei sondaggi avevamo maggiori chances rispetto al centrodestra di essere sottovalutati: due liste in più, sessanta candidati in più senza “tappabuchi” in una città in cui avrebbero votato 45 mila elettori, come stimavamo, fanno la differenza, ma è una differenza carsica, sotterranea, non può essere colta da un sondaggio che per definizione misura il voto d’opinione. Sarebbe emersa il giorno del voto.

3- Le liste sono state una chiave importante. Due liste in più non sono solo una scelta strategica, ma (vista la forza delle liste e il tasso di preferenze) sono state la cartina di tornasole a riprova dell’entusiasmo, della capacità di trascinamento che ha avuto Giacomo su mondi che non sempre si mettono in gioco. È sempre più difficile “trovare” candidati; per Giacomo non lo è stato, e ciò ha innescato dinamiche nuove. Il voto di preferenza ha trainato il centrosinistra al primo turno in modo a dir poco travolgente.


4- Rucco ha voluto alzare l’asticella, puntando a vincere al primo turno: è stato un boomerang. Se una strategia è “un piano d’azione che da un punto di partenza ci porta all’obiettivo finale”, gli elementi chiave sono la definizione del punto di partenza e dell’obiettivo finale, non soltanto il piano d’azione. L’obiettivo di Francesco non poteva essere la vittoria al primo turno, perché il suo punto di partenza non era così vicino a quel risultato. Alzare così tanto l’asticella ha aiutato noi a ottenere un grande effetto traino dopo il primo turno: infatti, il grande rischio di avere 190 candidati al consiglio comunale, è ritrovarsi poi con 170 candidati delusi tra primo turno e ballottaggio (visto che una maggioranza elegge 20 consiglieri). Ma l’entusiasmo suscitato dal ritrovarsi a sorpresa in testa al primo turno ha galvanizzato tutti, anche chi poteva uscire deluso dai risultati di preferenza (e ciò non toglie nulla alla generosità straordinaria con cui hanno corso tutti i candidati e i volontari della coalizione).

5- Vicenza non è una città di centrodestra, non lo è da tempo. È una città moderata, in cui il centrodestra era leggermente maggioritario quando la politica si riassumeva in uno schema puramente bipolarista; oggi, con più coalizioni presenti, nessuna raggiunge la maggioranza assoluta. Lo dice la storia elettorale vicentina. Il centrodestra ha scelto di fare una campagna di centrodestra, noi abbiamo cercato in ogni modo di fare il pieno dei “nostri” e di entrare nel campo avversario, e siamo stati guidati da un candidato che si è dimostrato un fuoriclasse assoluto nel costruire alleanze e nel ricucire posizioni diverse. Visto l’esito finale, questa scelta ha fatto la differenza. Non solo: la presenza ossessiva dei leader del centrodestra e in particolar modo di Salvini ha rafforzato la nostra narrazione e, a mio avviso, ha indebolito Francesco: un sindaco uscente non ha bisogno del traino dei leader politici.

Francesco Rucco ha corso come un leone, e nelle due ultime settimane ha dimezzato le distanze. Gli va riconosciuto. Ma le motivazioni della vittoria clamorosa di Giacomo sono queste, unite a una forza importante del candidato. Scaricare le responsabilità della sconfitta a disparità economiche o di trattamento mediatico (tutte da dimostrare, soprattutto se invocate da chi governa) non fa onore, anche perché soprattutto gli esponenti del centrodestra dovrebbero sapere che non vince il candidato che spende di più, ma il più forte. Ricordate Trump vs Clinton?



Giovanni Diamanti 

Così è svanita la leggenda dei ballottaggi. La maggioranza deve decidere se sulle riforme cerca il dialogo o lo scontro

Alla vigilia delle elezioni amministrative Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno manifestato il progetto di semplificare le Ele...