sabato 17 gennaio 2015

<< Perchè non sono i Marò ? >>

Greta e Vanessa sono libere, tornate in Italia nella notte. Questa è una grande notizia: siamo tutti rasserenati dopo i drammatici video delle ultime settimane. Sorvolando sul contesto geografico e geopolitico, sugli standard di sicurezza garantiti o meno a chi presta servizio come cooperante in un'organizzazione non governativa, dobbiamo prima di tutto ringraziarle per averci insegnato che in questo mondo, nel 2014, esistono ancora persone che volontariamente desiderano prestare volontariato a chi soffre in teatri di guerra ed è impercettibile alla maggioranza di noi. Il paternalismo del "Potevano stare più attente" è una giustificazione all'egoismo personale, come se non avessero già pagato a caro prezzo l'evidente impreparazione della loro missione e se non fosse invece altrettanto responsabile chi deve garantire la sicurezza di chi presta servizio nella cooperazione internazionale; il nazionalismo sfoderato da Salvini, all'assalto delle tante complessità e delle poche generosità del paese, un argomento per gli egoismi collettivi e per la globalizzazione dell'indifferenza.
Greta e Vanessa, le "Stronzette di Damasco" non sono i marò. Girone e Latorre sono accusati di omicidio dalla magistratura di un paese indipendente per aver ucciso due pescatori, confusi per pirati, all'interno delle acque territoriali indiane mentre prestavano servizio su una nave privata (In Italia l'Esercito mantiene il monopolio della scorta di imbarcazioni private perché non esiste una legislazione che disciplini l'utilizzo di milizie private, pur essendo prevista questa possibilità) La destra italiana li ha usati per fare campagna elettorale appena prima della fine della legislatura passata, durante l'esecutivo Monti, costruendo un'imponente campagna mediatica sui "Nostri soldati" e sul nazionalismo in salsa italiana, speculando su quanto fosse accaduto, sui nostri rapporti internazionali con un paese economicamente importante come l'India, giustamente intenzionato a processare chi per il diritto è considerato a tutti gli effetti "un colpevole". Greta e Vanessa non sono state ancora usate per farne una speculazione elettorale. Sono state usate come bersaglio dalle frustrazioni più basse degli italiani: sono diventate "Le Stronzette di Damasco" da "far lavorare gratis" per ripagare della collettività il danno subito. Esistendo in questo paese chi persegue come scelta politica il soffiare sul fuoco della paura, della generosità, della complessità, delle scelte ingenue ma coraggiose di chi decide di aiutare gli invisibili, probabilmente lo diventeranno presto, finendo nel tritacarne mediatico dei paragoni con "I nostri ragazzi", impegnati nella più nobile arte della scorta pubblica ad imbarcazioni private, e a causa di questo ancora rinchiusi. Lasciamo il "Se la sono cercata" alla destra peggiore, populista e xenofoba, che solletica la pancia di molti.

venerdì 16 gennaio 2015

Care Greta è Vanessa: Siamo orgogliosi di voi ...

Care Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, sono felice per la vostra liberazione. E come me stasera sono felici in tanti. Ma vi aspetterà anche un'Italia odiosa che vi considera ragazzine sprovvedute che invece di starsene a casa sono andate a giocare in Siria. Diranno che sono stati spesi molto soldi, più del valore della vostra vita. All'Italia che in questi mesi vi ha offeso, motteggiato, che ha persino parteggiato per i vostri rapitori, non permettete di ferirvi. E’ il senso di colpa per non aver coraggio, è l’insofferenza dell’incapace che fermo al palo cerca di mitigare la propria mediocrità latrando contro chiunque agisca. Spero saprete sottrarvi a questo veleno. Un’altra parte di questa Italia è convinta che il vostro sia stato un atto di coraggio e di umanità, e che nessuno possa essere considerato causa del proprio rapimento. In tutto questo trambusto di commenti ci siamo forse dimenticati una questione fondamentale: fissare un prezzo per la libertà di una persona è quanto di più basso e deplorevole si possa fare. Ecco dov'è arrivata la società: non alla contestazione in sé del "prezzo" della libertà, ma alla contestazione del fatto che i soldi dei cittadini possano finire per salvarne degli altri. Estremizzo, per provocare: seguendo questo ragionamento sulla spesa dei soldi dei cittadini, dovremmo lamentarci anche di chi viene soccorso dopo aver fatto un incidente in motorino a Roma. Si sa che è rischioso andarci, perché allora si fa? Vero fulcro della discussione dovrebbe essere questo, a mio modesto parere: la libertà non può avere prezzo, non possiamo scendere a compromessi per svenderci. Greta e Vanessa erano certamente al corrente dei rischi a cui andavano incontro, non credo però che avrebbero mai immaginato di finire tra le mani dei rapitori, non fino a questo punto. E la maggior parte delle persone al posto di essere orgoglioso di queste due ragazze, che che rappresentavano l'Italia nel mondo e nella maniera più nobile, con il volontariato, le attacca: "adesso lavorate gratis per tutta la vita" "restituite i nostri soldi spesi per voi", "ritornate laggiù, non vi vogliamo". Questa è l'accoglienza media che le aspetta ed io me ne vergogno, davvero tanto. Chi fa volontariato "sul campo" sa benissimo di rischiare anche la vita, ma proprio per questo è degno di grande rispetto, perché in cambio non chiede nulla, ma da anima e cuore per la causa.
Noi, che siamo la generazione giramondo, quella che sentirà certamente di appartenere ad una nazione, ma al contempo si sentirà - giustamente - cittadina del mondo, dovremmo raccoglierci e accogliere nel migliore dei modi queste due splendide ragazze. E quindi: bentornate a casa, Greta e Vanessa. Grazie per quanto avete svolto "laggiù". Grazie, siamo orgogliosi di voi, perché rappresentate una parte di generazione che vuole davvero cambiare lo status quo e lo fa rischiando anche la vita. E la vita, come la libertà, non hanno un prezzo. Non c'è riconoscimento più bello al mondo se non quello di un sentito "Grazie" per chi fa volontariato. Ecco, questo post voleva essere parte di questo ringraziamento.

MURANTE MAURIZIO

Charlie Hebdo, interpellanza parlamentare sull'ordinanza Donazzan

Venerdì 16 gennaio 2015, Camera dei Deputati; seduta n. 361


  • PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Malpezzi n. 2-00808, concernente iniziative a sostegno dell'integrazione e dell'inclusione scolastica degli alunni stranieri (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti). Chiedo alla deputata Rotta se intenda illustrare l'interpellanza, di cui è cofirmataria, o se si riservi di intervenire in sede di replica. Chiedo la cortesia a tutti colleghi che interverranno di essere più stringati possibile, perché siamo andati un po’ oltre nei tempi e, tra poco, si svolgerà l'informativa del Ministro Gentiloni. Prego, onorevole Rotta.

  • ALESSIA ROTTA. Grazie, signora Presidente. Colleghi, brevemente le ragioni di questa interpellanza urgente al Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca, a seguito delle dichiarazioni, o meglio della circolare partita dall'assessorato all'istruzione del Veneto, in particolare a firma di Elena Donazzan, all'indirizzo di tutti i dirigenti scolastici del Veneto, per chiedere loro di adoperarsi affinché i genitori dei bambini musulmani prendessero apertamente posizione, condannando la strage di Parigi. Riteniamo che questo fatto sia particolarmente grave, perché lesivo dell'autonomia didattica dei dirigenti delle scuole nel Veneto, come di tutta Italia, ed in particolare sia una presa di posizione decisamente fuori ruolo rispetto alle competenze dell'assessore, che peraltro intende – a nostro avviso – in questa occasione fare campagna elettorale inadeguatamente, in particolare in una sede non opportuna quale quella della scuola. È per questo che ci siamo rivolti al Ministero per chiedere chiarimento e ulteriore promozione di politiche scolastiche per l'integrazione, ruolo che però spetta – crediamo – al Ministero e non all'assessore all'istruzione.

- Interpellanza urgente 2-00808:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:  l'8 gennaio 2015, in seguito al terribile attacco terroristico alla redazione del settimanale Charlie Hebdo a Parigi, l'assessore regionale all'istruzione della regione Veneto Elena Donazzan ha inviato una circolare (prot. N. 6175/C. 100. 06. 3. B. 2) a tutti i dirigenti scolastici richiedendo loro di adoperarsi perché i genitori dei «tanti alunni stranieri nelle nostre scuole» prendano apertamente posizione condannando la strage; 
«deve essere un fronte comune e impenetrabile – scrive la Donazzan – quello della condanna a quanto accaduto a Parigi. È stata colpita una capitale dell'Europa in uno dei simboli della nostra civiltà: la libertà di stampa e di espressione. Libertà sconosciute in altri paesi del mondo, certamente impedite in quegli Stati a matrice islamica così distanti culturalmente da noi, ma così pericolosamente vicini sia geograficamente che nelle comunicazioni sulla rete»;
«non può più essere un alibi per non affrontare il problema – aggiunge la Donazzan – se non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici e che molta violenza viene giustificata in nome di una appartenenza religiosa e culturale»;
«nessuna giustificazione, nessuna tolleranza può essere richiamata per fatti simili e l'Europa civile, libera e laica, che spesso dimentica di essere tale perché cristiana, deve ritrovare la forza di indignarsi e reagire – si legge ancora nella circolare ai Dirigenti scolastici – una condanna morale che deve scaturire dal profondo di una coscienza comune e che dobbiamo sviluppare nel luogo della educazione collettiva che è la scuola»;
«è infatti una esigenza necessaria anche alla luce della presenza di stranieri a scuola e nelle nostre comunità – scrive ancora l'assessore all'istruzione della giunta Zaia – soprattutto a loro dobbiamo chiedere una condanna di questi atti, perché se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto è giusto che sappiano adeguarsi alle regole e alle consuetudini del nostro popolo e della nostra civiltà, quella che li sta accogliendo con il massimo della pienezza dei diritti, ma che ha anche dei doveri da rispettare»; «abbiamo visto in queste ore fallire il modello di integrazione finora adottato in Europa, nella Francia della terza generazione come in Italia della prima generazione e dobbiamo affermare che va rivisto con chiarezza di obiettivi e di modalità. Il primo cambio di rotta – conclude Elena Donazzan – è una ferma condanna senza alcun distinguo tra italiani, francesi o islamici, se questi ultimi vogliono veramente essere considerati diversi dai terroristi che agiscono gridando Allah è grande»; tali parole appaiono agli interpellanti non solo sconfortanti ma anche inadeguate a comprendere e gestire una fase tanto complessa e delicata: la tragedia di Parigi richiede ad avviso degli interpellanti una forte risposta di coesione e unità tra le varie culture che compongono la nostra società e le nostre scuole; richiede, altresì, da parte del Ministero l'ulteriore promozione di politiche scolastiche per l'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana e la verifica della loro attuazione (anche tramite monitoraggi), incoraggiare accordi interistituzionali e favorire la sperimentazione e l'innovazione metodologica didattica e disciplinare;
inoltre, sarebbe auspicabile intervenire per il potenziamento degli organi istituiti presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con l'obiettivo di monitorare e potenziare l'attività di integrazione nelle scuole: lo scopo è quello di individuare un modello italiano che evidenzi le specificità delle condizioni individuando i punti di forza e facendoli diventare sistema, introducendo nuove pratiche e risorse aggiuntive e dando visibilità ai progetti che funzionano e alle nuove progettualità; per queste ragioni, in un momento come questo le strumentalizzazioni politiche fatte sulla pelle degli studenti e delle loro famiglie non sono solo gravi ma anche irresponsabili e vanno condannate; è inaccettabile che si considerino i ragazzi stranieri e le loro famiglie complici, se non addirittura colpevoli, fino a quando non rinnegheranno ciò che è accaduto;
questa rappresenta la risposta peggiore, soprattutto se compiuta nelle scuole dove non dovrebbe mai prevalere l'intolleranza dettata dalla paura e dall'ignoranza ma il senso di responsabilità e di comunanza coinvolgendo i ragazzi in discussioni e iniziative che insegnino loro gli ideali di pace fratellanza, a prescindere dalla propria confessione religiosa; è, inoltre, estremamente grave la colpevolizzazione senza ragioni di giovani ragazzi che sono certamente scossi emotivamente dalla drammaticità di questi fatti e che potrebbero vivere con angoscia, preoccupazione e dolore la richiesta fatta alle loro famiglie di scusarsi e condannare atti da loro non commessi e nemmeno condivisi; sono quegli stessi ragazzi che a Padova, Treviso, Verona, Rovigo e Venezia come in tantissime altre piazze hanno dato vita nei giorni scorsi a flash mob di solidarietà per tutte le vittime della strage di Parigi: erano ragazzi di ogni nazionalità, cultura, lingua e religioni e si sono tutti uniti sotto l'insegna «Je suis Charlie»;  invece di promuovere iniziative come quella dell'assessore Donazzan occorrerebbe impegnarsi per costruire una via italiana alla scuola interculturale e all'integrazione anche degli alunni stranieri; nel nostro Paese, infatti, fin dalla prime presenze di studenti con cittadinanza non italiana, dirigenti e docenti hanno lavorato per costruire un dialogo continuo e questo nonostante le difficoltà di bilancio in cui versano molte delle scuole italiane, soprattutto per quel che concerne la realizzazione di tutti i progetti per il miglioramento dell'offerta formativa;
nella regione Veneto si realizzano molti progetti a sostegno dell'integrazione e dell'inclusione scolastica degli alunni stranieri molti dei quali ottengono ottimi risultati nonostante la scarsità delle risorse messe a disposizione; sarebbe opportuno informarsi sull'attività realizzata nelle scuole prima di procedere a suggerire ai dirigenti come affrontare certi argomenti;  cultura, educazione, integrazione e inclusione sociale sono strumenti fondamentali per non imbarbarirsi, per imparare a stare insieme in una comunità, a riconoscere l'altro e a rispettarlo: l'identità europea non è inconciliabile con l'integrazione e questo è un processo che comincia proprio dalle scuole se sia a conoscenza dei fatti sopra riportati e quali iniziative di competenza intenda promuovere per impedire che si verifichino nuovamente interferenze di questa gravità connotate da un forte approccio ideologico e non culturale che nuoce agli studenti e al lavoro svolto da dirigenti e insegnanti.
(2-00808) «Malpezzi, Martella, Coscia, Ghizzoni, Rotta, De Menech, Sbrollini, Narduolo, Naccarato, Camani, Rubinato, D'Arienzo, Ginato, Zoggia, Mognato, Zardini, Zan, Dal Moro, Crimì, Moretto, Miotto, Crivellari, Murer, Casellato, Cinzia Maria Fontana».

  • PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rotta. Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Silvia Velo, ha facoltà di rispondere. Prego.



  • SILVIA VELO,  Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. La delicatezza delle questioni oggetto dell'interpellanza richiede una risposta che, in primo luogo, prenda in considerazione i rapporti tra gli uffici scolastici regionali, la Regione con il suo assessorato, i dirigenti scolastici e quindi il Miur. Infatti, la delicatezza dei contenuti della lettera dell'assessore regionale all'istruzione della Regione Veneto appare frutto di una chiara prevaricazione delle funzioni proprie. Se è vero che l'assessorato regionale, a mente dei principi costituzionali, ha voce e competenza per la definizione delle reti di scuola e dell'offerta formativa, è pur vero che le direttive e gli indirizzi che riguardano la didattica esorbitano dalle competenze dell'assessorato, facendo capo alle scuole, agli uffici scolastici regionali e, quindi, a questo Ministero. Tanto si evidenzia in premessa, proprio perché è importante chiarire anche formalmente come l'invito dell'assessore ai dirigenti scolastici della Regione Veneto non può che essere valutato come un'esternazione personale e non attinente ai compiti che istituzionalmente riguardano i rapporti tra scuola e regioni. A conferma di tanto, si evidenzia che la trasmissione della lettera a firma dell'assessore è avvenuta attraverso una casella di posta elettronica della Regione stessa, con propria mailing list. A quello che risulta al Ministero, infatti, non è stato informato né coinvolto l'ufficio scolastico regionale del Veneto. Ciò posto, si condivide in linea generale quanto oggetto dell'interpellanza, considerata la fase complessa e delicata che vive il Paese e l'intera Europa dopo la tragedia di Parigi, a fronte della quale l'impatto sulle scuole è determinante. Proprio in considerazione dell'importanza nella formazione degli studenti di tutte quelle attività finalizzate all'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana, questo Ministero, già da tempo, attua politiche di accoglienza e di inclusione. Nel 2006, il Ministero ha emanato le «Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri». Tali Linee guida sono state aggiornate lo scorso anno per riconsiderare la realtà del mondo dei migranti, nella società odierna profondamente cambiata, nell'ottica di una via interculturale all'integrazione, offrendo alle scuole strumenti metodologici più appropriati per un reale inserimento e per attivare politiche di peer education. A tal proposito, sarà avviata un'azione di peer education in contesti multiculturali che coinvolgerà studenti stranieri di seconda generazione come tutor di studenti appena giunti nel nostro Paese. Inoltre, con il recente decreto ministeriale n. 718 del settembre 2014 è stato costituito l'Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e l'educazione interculturale. Esso si propone: il monitoraggio dei processi di integrazione; la formulazione di proposte e la diffusione delle migliori pratiche al riguardo.  Lo scorso 18 dicembre sono state trasmesse le «Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati» per fornire conoscenze e linee di indirizzo teorico-metodologiche. Lo strumento prescelto mira anche ad aiutare i bambini e i ragazzi giunti in Italia tramite l'adozione internazionale, le loro famiglie e le istituzioni scolastiche che li accolgono. Il prossimo 17 febbraio inoltre sarà presentato il nuovo rapporto nazionale sugli alunni con cittadinanza non italiana. Infine, sono tutt'ora in corso iniziative per la formazione dedicata ai dirigenti scolastici che operano in contesti multiculturali di grande complessità. Per quanto riguarda il Veneto, si sottolinea che questo territorio è, dopo la Lombardia, la regione che registra il più alto numero di studenti con cittadinanza non italiana (lo scorso anno scolastico oltre 90 mila). Ad oggi la percentuale degli alunni non italiani si attesta intorno al 12,7 per cento. A testimonianza delle politiche di integrazione e inclusione, intraprese da tempo nel sistema scolastico anche in Veneto, i dati confermano l'equità complessiva degli esiti degli scrutini e dei risultati negli apprendimenti degli studenti veneti.  I risultati degli alunni di seconda generazione, soprattutto a partire dalla scuola secondaria di primo grado, tendono a discostarsi meno col progredire degli anni, segno di una politica scolastica relativa all'integrazione costante, diffusa e di qualità. In particolare, al fine di utilizzare nel modo più efficace tutte le risorse umane e finanziarie disponibili presenti e le collaborazioni offerte nel territorio da enti locali ed associazioni, le scuole venete hanno operato, sotto l'egida dell'Ufficio scolastico regionale, con una «logica sistemica» nella realizzazione delle azioni, con la diffusione ed il mantenimento di ben quarantotto reti di scuole autonome per l'integrazione, distribuite su tutto il territorio, nonché di «patti educativi territoriali».L'Ufficio scolastico regionale attesta che, nel Veneto, sono stati approvati e realizzati 613 progetti di integrazione; gli alunni con cittadinanza non italiana coinvolti nelle azioni sono stati pari a 79.650; 359 sono i docenti formati e/o esperti anche nell'insegnamento di L2. In conclusione, così come sancito dall'articolo 3 della nostra Costituzione, questo Ministero è costantemente impegnato a garantire che, ad ogni alunno, sia assicurata la possibilità di ottenere i più elevati livelli di apprendimento indipendentemente dalle sue condizioni di partenza e di origine, nella piena convinzione che solo un politica educativa basata sull'integrazione e l'inclusione sociale possa concorrere al progresso di una comunità pacifica.

  • PRESIDENTE. La deputata Malpezzi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
  • SIMONA FLAVIA MALPEZZI. Grazie, Presidente. Sono soddisfatta e siamo soddisfatti perché, nella risposta del Ministero, c’è quello che noi ci aspettavamo e che già conoscevamo, ma che evidentemente l'assessore Donazzan ha dimostrato ancora una volta di non conoscere. La sua interferenza è stata grave, dal nostro punto di vista, per ben tre motivi. Il primo è perché, assolutamente, l'assessore non era a conoscenza di quello che è il proprio ambito di competenza e, quindi, si è andata a invischiare in un meccanismo che non le compete, l'approccio didattico che non è appunto tipico di chi si occupa di istruzione a livello regionale.  Il secondo motivo, dal nostro punto di vista, è altrettanto grave perché l'assessore all'istruzione della regione Veneto dimostra di non conoscere le scuole del Veneto, dimostra di non conoscere i progetti che sono presenti in queste scuole, dimostra di non conoscere gli insegnanti di queste scuole, che, da anni, portano avanti dei progetti di integrazione. Lo abbiamo sentito dalla risposta che ci giunge dalla sottosegretaria, da anni il Veneto è all'avanguardia ed è addirittura la seconda regione con il numero più alto di alunni stranieri che, però, appunto, sono già stati inclusi, grazie al buon lavoro degli insegnanti.  Il terzo motivo per cui, per noi, l'interferenza dell'assessore era assolutamente grave e abbiamo deciso di intervenire in questo modo è che il modello, o presunto tale, di integrazione che l'assessore proporrebbe con la sua circolare è, invece, quel modello fallimentare che mira soprattutto all'esclusione, che punta a sottolineare le diversità, le disuguaglianze, le diverse appartenenze, e non mira, piuttosto, a quello che è l'obiettivo che il Ministero sta portando avanti, da anni, con i progetti che ci sono stati segnalati e che noi ci aspettiamo che possano essere ulteriormente potenziati. Anche all'interno della «buono scuola» e della legge delega, noi stiamo spingendo affinché anche la multicultura, l'integrazione e l'intercultura possano avere un peso notevole. Quello che noi proponiamo è un processo di integrazione che vada per aggiunta e non per esclusione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)

giovedì 15 gennaio 2015

LE REGIONALI IN PROVINCIALE VICENZA: "Lista Pd, i renziani sfidano Menegozzo". << O candidati o ruolo nel partito>>

Ieri ho acquista mia copia del Giornale di Vicenza (Anno 68 Numero 14; Giovedì 15 Gennaio 2015), la mia attenzione stata da un articolo con titolo <<Lista Pd, i renziani sfidano Menegozzo>> a pagina 17 a firma M.SC. (Marco Scorzato*). Una lettera destinatario il segretario provinciale, Piero Menegozzo <<Caro segretario ti chiediamo di chiarire al più presto verso tutti. E citando la scelta di Alessandra di dimettersi dal Europarlamento, i renziani ritengono sia un dovere di essere trasparenti.
' I renzani sfidano i non? ' "Non mi anima la voglia di polemica, né voglio ritagliami un ruolo di censore. Voglio solo sottolineare che ciò che si legge nell'articolo è che il PD si e avviato in campagna elettorale in ordine sparso, anzi direi che mi fa nascere il timore che ci sia una faida in atto. Che come terreno di scontro sia stato scelto la prossima corsa elettorale. Io cosa dovrei fare: scegliere uno schieramento anziché un altro? Coloro che PD non sono, come voteranno? Voluto fare uno sport in negativo: si come noi siamo impiaganti nostre guerre interne. (Non abbiamo tempo per altro...) Perché il dibattito non si fa nelle sedi di partito. Di non far passare come se niente fosse quel che avviene, e la sostanziale presa in giro, ancora più elettori e iscritti."

Maurizio Murante (Democratico) 
Dichiarazione a titolo personale
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mercoledì 14 gennaio 2015

#GraziePresidente

Caro Presidente Napolitano;

(Vicenza, 12 nov 2010)
Vorrei rivolgermi diretta a lei, presidente. Grazie Giorgio per il tuo impegno e per la fermezza. Grazie per aver messo a disposizione dell'Italia la tua esperienza, la tua saggezza e tutte le tue grandi qualità. Grazie di avere dato, in modo generoso, tanto, senza mai arrenderti nonostante i tentativi di denigrazione di tanti, di noi italiani, ignoranti od in mala fede che abbiamo vanamente cercato di denigrati o ti abbiamo ingiustamente, criticato. Per me e per gli altri ti   chiedo scusa. Se tu avessi detto "BASTA!!!" non avrei potuto biasimarti! Questa tua perseveranza ti fa, ancora più grande!!! Avrei ancora tanto da dirti , ma non intendo tediarti oltre, voglio solo dirti grazie perché a tutti quelli come me, che a 25 anni non hanno ancora trovato un lavoro serio e non riescono a immaginare il loro futuro, hai dato l'esempio: ci hai insegnato che non ci dobbiamo arrendere e se vogliamo modificare la nostra vita dobbiamo sforzarci di migliorare personalmente e migliorare gli altri, anche impegnandoci in politica, esercitando personalmente e spingendo gli altri a farlo, soprattutto esercitando il diritto di voto. Vorrei chiudere con il ricordo come del discorso che fece a Montecitorio il 22 aprile scorso un discorso tirava le orecchi per l'immobilismo che si era venuto a creare, ma soprattuto un discorso che conteneva una promessa, ovvero che sarebbe stato un Presidente a tempo fintantoché non si fossero avviate le riforme. Oggi quel momento è arrivato le riforme sono partite, questo è sotto gli tutti. Se c'è un artefice delle riforme in Italia insieme Primo Ministro Matteo Renzi è lei Signor Presidente Napolitano.
Vicenza, 15/01/2014

Video del 31/12/2014







Matteo Renzi il #GraziePresidente, diventato poi l'hashtag più utilizzato su Twitter...

Poco dopo le dimissioni dell'undicesimo presidente della Repubblica, l'hashtag #GraziePresidente è entrato nei trending topic. Tra i primi a usarlo, il premier Renzi e alcuni ministri. Ma non mancano messaggi di dissenso.  
Per un ragazzo di 25 anni, appassionato di politica e che in questi mesi ha vissuto le sue prime esperienze, ha rappresentato un punto di riferimento fermo e presente. Vedersi più grande, in un'Italia che non riusciva a fare nessun passo in avanti. Io, vorrei rivolgermi direttamente a Lei, presidente, per raccontarle che tempo è stato per me in questi 9 anni. Sono stati anni intensi, in salita, pieni di curve e di poche discese. Intensi perché intensa è la vita. In questi 9 anni, ho conosciuto ed imparato la storia della mio paese dei miei padri, suoi italiani. Ho scelto il sogno un mondo diverso e migliore da costruite. Sui treni, autostrade ho attraversato il paese. Ed ho letto su carta o in digitale, per capire, per imparare. In questi anni, la patologia dell'anti-politica ha contaminato tutti i segmenti della società. Lei ha scongiurato un deriva pericolosa, grazie alla sua azione anti-europeismo, minaccia sempre attiva, non ha compromesso la nostra più autentica missione nello scacchiere internazionale, Italia come protagonista in europa. L'unico presidente della Repubblica a rimanere in carica per così tanto tempo, dopo i fatti politicamente drammatici del' aprile 2013. Ricordo come se fosse ieri il discorso che fece a Montecitorio, a Camere riunite, il 22 aprile scorso un discorso tirava le orecchie per l'immobilismo che si era venuto a creare, ma soprattutto un discorso lucido che conteneva una promessa, ovvero che sarebbe stato un Presidente "a tempo", fintantoché non si fossero avviate le Riforme (elettorali, costituzionali, del lavoro ecc.). Oggi quel momento è arrivato: le Riforme sono partite, e questo è sotto gli occhi di tutti, e adesso è giunto il momento perché si voti per un altro Presidente, che sappia anch'egli essere garante. Mi piacerebbe che il nuovo presidente fosse radicalmente europeista e capace di interpretare e raccontare una nuova Italia, un'idea di coesione nazionale che parta dai valori di quel #stiamoinsieme che hanno portato tanti di noi in piazza (in Francia) Sabato, Domenica scorso. E adesso serve un Parlamento all'altezza della situazione.


P.s. Un sorriso. 

#GraziePresidente

domenica 11 gennaio 2015

Charlie Hebdo, perché sì! "Oggi Parigi è la capitale del mondo"


"Ci sono tutti, parigini e provinciali francesi e stranieri, bianchi, neri gialli. Ebrei con la kippah, ragazze musulmane. Bambini sulle spalle dei papà e bambini nei passeggini. Coppie abbracciate, lui e lei, lui e lui lei e lei. Eletti con la sciarpa tricolore a tracolla, massoni, poliziotti, gendarmi. Rose bianche e rosse, fiaccole in mano e cartelli in aria, un solo canto, la Marsigliese. Quattro milioni di matite. "Oggi Parigi è la capitale del mondo". Io condivido questo, non si può provocare, non si può insultare, Je suis Charlie perché la libertà è davvero un valore non negoziabile da nessuna parte. Sono d'accordo con Papa Francesco, bisogna continuare la lotta pace e la convivenza. Credo che la libertà religiosa e la libertà di espressione siano entrambe diritti umani fondamentali. Ognuno ha diritto di praticare o non la propria regione senza offendere. Non si può fare uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. Questa è un aberrazione. D'altra parte ognuno non solo ha la libertà e il diritto, ma anche l'obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. Ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentamente. "I milioni che hanno manifestato oggi a Parigi, hanno marciato a sostegno dell'idea che non cammineremo nella paura. Je suis Charlie."

Maurizio Murante (Democratico) 
Dichiarazione a titolo personale
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sabato 10 gennaio 2015

STASBURGO: REGIONALI IL PD VENETO "UN CASA DI VENTRO" ALESSANDRA MORETTI SI DIMETTE


Alessandra Moretti si dimette da europarlamentare, in vista delle regionali e dedicarsi interamente al Veneto, ha affermato "Comunque vada a finire, resterò in Veneto, impegnarsi in Regione senza piani b" Una scelta di onestà, non aveva alcun obbligo giuridico di farlo, che segna la discontinuità rispetto al passato (da Carraro, 2005 a Cacciari 2000) dileguatisi dopo la sconfitta elettorale. Ma il messagio chiaro e coraggioso. Il messagio stato lanciato pasta raccogliere sfida, adesso a tutti candidati devo fare uguale a Alessandra. "Sia un dovere di ognuno essere trasparente, ma vale per tutti!"

Maurizio Murante (Democratico) 
Dichiarazione a titolo personale
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Così è svanita la leggenda dei ballottaggi. La maggioranza deve decidere se sulle riforme cerca il dialogo o lo scontro

Alla vigilia delle elezioni amministrative Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno manifestato il progetto di semplificare le Ele...