giovedì 23 ottobre 2014

#Cantiere2015 Veneto e Primarie

Il Veneto mi pare abbia la necessità di essere rinnovato: fino ad oggi mi pare che l’attenzione sia stata soprattutto centrata ai problemi inerenti la conservazione dei privilegi esistenti ed alla ricerca di nuovi vantaggi particolari, in sintesi alla tutela dei diritti acquisiti da coloro che a torto o ragione fanno i conti “con le dieci dita, sulla punta del naso”.
Dimenticando i problemi di una mobilità allo stallo e di un inquinamento alle stelle.
Il veneto ha un “gap” viabilistico rispetto a molte altre Regioni: non solo Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, ma anche Marche, Abruzzo e Sardegna.
Possibile che per andare da Vicenza a Conegliano ci vogliano 90 minuti?
Per recarsi da un capo all’altro di Verona ce ne vogliano 45 e che ci siano voluti 30 anni per fare la tangenziale Sud di Verona?
Nel 1970 dal Lago di Garda a Lignano era un Calvario e dobbiamo, proprio, chiederci perché da tutta l’Europa non si sono mai stancati di venire in vacanza qui da noi.
Da quando fu costruita l’A4 , cinquanta anni fa, si mostrò insufficiente ed ancora oggi dobbiamo terminare la triplice corsia per Trieste.
Il biglietto unico Regionale è un sogno?
Una Sanità che apparentemente ha i conti più in ordine delle altre Regioni, ma che ha tempi biblici per un esame od una visita specialistica.
È di eccellenza per la qualità di tutti gli operatori, dall’ Infermiere al primario, vengono dalle altre Regioni a curarsi qui, e bisogna riconoscerlo, per merito degli uomini (che non sono solo Veneti) ma non possono i politici, fin qui, assumersene il merito e moltissimo c’è da fare.
Ciò che riguarda il lavoro e soprattutto il futuro delle nuove generazioni è solo argomento di tavole rotonde.
Il mercato globale fino ad oggi è stato combattuto ed avversato nella utopistica convinzione di essere noi esseri superiori che occupano una posizione al di sopra della concorrenza e con protervia e presunzione vogliamo esportare senza metterci in competizione.
Ci siamo illusi che uscendo dall’ Europa ed elevando frontiere per dividerci dal resto dell’Italia avremmo potuto edificare il nuovo Eden.
Confido che la nostra gente si sia resa conto che tutto ciò che è stato fatto non è adeguato al nostro tempo, che voglia cambiare e voglia sentirsi dire che si può iniziare a modificare le cose.
La lista di ciò che c’è da fare è infinita e c’è bisogno di darsi delle priorità. Serve un Governatore che abbia 3 qualità specifiche: determinazione, esperienza e perseveranza, che possa contare su una squadra di leader nelle varie competenze, alla quale affidare un compito specifico a ciascuno di essi.
Solo una equipe può stilare un programma sintetico e preciso, un calendario di priorità che costituisca un messaggio recepibile, sintetico e chiaro per arrivare a tutti, risvegliare le coscienze e infondere speranza.
Il 50% degli elettori non va più a votare perché è confuso, è disilluso ed è rimasto senza alcuna speranza: è stato tradito da tutti quelli che hanno promesso e non hanno mantenuto. Restano a casa piuttosto che andare a votare per quelli che hanno promesso e che non hanno mantenuto, votare per coloro che hanno ricevuto un mandato e non lo hanno portato a compimento,o votare per tutti quelli che passano da una poltrona all’altra.
Quegli altri che oggi vanno a votare perché lo sentono come dovere o diritto e che votano per altre mille personali convinzioni, votano a caso.

Risultato finale è l’ingovernabilità e non è lo stallo, ma molto peggio: ossia il peggioramento della situazione pregressa.

Maurizio Murante (Democratico) 
Dichiarazione a titolo personale
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martedì 7 ottobre 2014

Lettera di un amico: "Sicurezza su lavoro, bisogna agire"

Mi  è piaciuta la lettera di un ragazzo e lo riporto, perché ritengo che si possano esprimere pensieri ed opinioni: 

"Anche questa settimana si è aperta con dei morti sul lavoro. E per ogni settimana che si chiude, dobbiamo fare i conti con il numero dei caduti sul luogo di lavoro, le cosiddette morti bianche, con cifre degne di un bollettino di guerra. Qualcosa per limitare il fenomeno è stato fatto, però ancora non è sufficiente.

E l’attenzione per tale tematica dev’essere rivolta da tutte le parti coinvolte, da quella dei lavoratori, a quella dei datori di lavoro.
La legge 626 del 1994 e il testo unico sulla sicurezza sul lavoro (TUSL 81/2008) sono una buona base normativa, poiché la prima ha il merito di aver investito molto sulla protezione materiale dei lavoratori (dispositivi individuali, sicurezza dei macchinari e delle attrezzature), mentre la seconda ha integrato questa materia, oltre ad aggiungere la formazione dei lavoratori in materia di sicurezza. Ora però è venuta l’ora del giro di vite. Queste norme vanno fatte rispettare con maggior efficacia rispetto a quanto fatto in passato. Non si può continuare a stare seduti a guardare quello che accade con le braccia conserte. Bisogna agire. Sia sulle procedure delle lavorazioni che si svolgono, che devono soddisfare un certo livello di sicurezza, sia sui dispositivi di protezione usati, che devono essere in regola, manutentati e sostituiti qualora non fossero più in grado di soddisfare il compito di protezione assegnatoli.
E infine i controlli. I controlli ci sono, ma devono essere aumentati. Perché se la morte di un lavoratore è dovuta ad un errore umano, la si può imputare il più delle volte alla fatalità. Ma se la morte di un lavoratore è dovuta ad un elemento di un macchinario che non funzionava correttamente, o peggio, ad un dispositivo di sicurezza che non funzionava, l’evento deriva da una causa di natura oggettiva, che può essere almeno ridotta in termini di gravità e di periodicità, tramite controlli periodici degli enti preposti su macchinari e attrezzature. Solo tramite queste misure riusciremo a diminuire in maniera efficiente gli infortuni, anche quelli mortali. Perché di lavoro non si può morire."

Angelo Tonello*
*Segretario del Circolo 7 PD Vicenza. 

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