martedì 9 settembre 2014

La risposta sbagliata moschee (islam) in Italia

In Siria e in Iraq stanno combattendo – in una guerra particolarmente crudele – anche dei musulmani, convertiti e immigrati, provenienti dall’Europa, sta giustamente preoccupando l’opinione pubblica. Ma se l’intelligence reagisce con l’unica strategia sensata, la politica rischia di reagire, come già successo in passato, nell’unica maniera sbagliata e controproducente: quella della demonizzazione generalizzata dell’islam. Un esempio è quanto sta avvenendo a proposito di moschee. Già si invoca la loro chiusura, e si riparla di leggi o di referendum, contro la loro apertura. Si tratta di un falso problema. Le moschee sono tra i luoghi più controllati d’Italia: i rapporti di collaborazione con le forze di polizia, carabinieri e Digos sono stretti, e sono attivi, attraverso informatori, i servizi segreti di vari paesi – italiani, ma anche dei paesi d’origine dei musulmani (egiziani, marocchini, tunisini), nonché, come sappiamo da alcuni casi eclatanti di cui si è occupata la magistratura, anche la Cia. E gli imam sono spesso le persone che più hanno interesse ad evitare la presenza di teste calde all’interno dei luoghi di culto. Oltre tutto l’Italia è stata tra i paesi europei meno colpiti dalla violenza islamica. Il che significa che o la minaccia non è mai stata particolarmente forte, o le strategie di prevenzione – incluse alcune significative indagini di polizia e inchieste giudiziarie sono state particolarmente efficaci, o probabilmente tutte e due le cose insieme. In questa situazione, attuare una politica di scontro frontale con l’islam è un errore. Anche per i mezzi con cui si dice di volerlo fare. Se la legge è uguale per tutti, sarebbe un suicidio politico e otterrebbe risultati controproducenti operare violando i diritti di alcuni. Vale per le proposte di legge contro le moschee: semplicemente, sono anticostituzionali. Tanto è vero che un esponente di spicco della Lega, Cota, firmatario delle prima iniziativa parlamentare in tal senso, non solo non ha mai chiesto seriamente di metterla in discussione, ma una volta diventato governatore del Piemonte, e quindi con tutti i poteri del caso, non ha neanche fatto finta di proporne l’applicazione sul suo territorio. Lo stesso per le proposte di referendum preventivo: il principio base del diritto occidentale, violando il quale tutto l’edificio crolla, è che le maggioranze non hanno il potere di mettere in questione i diritti delle minoranze. Altre forme di controllo ci sono: e sono tanto più efficaci quanto maggiore è la collaborazione e la fiducia reciproca. Le moschee non sono quindi un problema in sé, ma un pezzo della possibile soluzione: anche se vanno accompagnate nella loro evoluzione e controllate, nel reciproco interesse. L’illegalità prospera meglio in situazioni marginali o semi-clandestine, che non laddove tutto avviene alla luce del sole. Questa è una guerra innanzitutto interna al mondo islamico, che la stragrande maggioranza dei musulmani del mondo ha interesse a combattere e a vincere. Ma a cui l’occidente ha il dovere di collaborare, cercando di sconfiggere il neocaliffato sul suo stesso terreno, laddove è nato. E poi favorendo la collaborazione islamica nella denuncia dei suoi esiti, ma anche nel combattere le correnti culturali che ne sono all’origine – cosa su cui, sì, i musulmani dovrebbero fare di più, con meno timidezze. E’ la stessa modalità con cui l’occidente ha sconfitto il terrorismo rosso e nero: non demonizzando le idee e gli ideali da cui originavano, ma ottenendo la collaborazione di chi si ispirava agli stessi ideali, ma con mezzi diversi e rispettosi delle leggi. Così è oggi. La radicalizzazione si combatte favorendo i processi di integrazione: chiedendo quindi ai musulmani di aumentare la vigilanza e l’autocritica. Spingere verso la marginalizzazione di interi gruppi di persone innocue, rischia invece di favorire precisamente le evoluzioni cui a parole si sostiene di volersi opporre.
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sabato 6 settembre 2014

Partecipo da vicino alla nuovo petizione: #silovoglio...


Un'iniziativa che parte da Vicenza (Arcigay 15 Giugno) ma che coinvolge tutta l'Italia aperto a tutti coloro che si riconoscono nei principi di laicità e democrazia. Anch'io oggi ho firmato la petizione #silovoglio, e volevo esporvi le mie ragioni, prendendo spunto da quanto annunciato da premier Renzi prima dell'estate, fanno pensare che oggi possa essere il momento buono finalmente per realizzare quelle riforme. Le famiglie omogenitoriali hanno bisogno di forme di tutela legale che garantiscano la continuità affettiva e patrimoniale dei figli, di provvedimenti nella scuola perché sia inclusiva e rispettosa di tutte le realtà famigliari esistenti, di un salto di qualità nella lotta contro l'omofobia, ma soprattutto di pari diritti e dignità. 








Maurizio Murante (Democratico) 
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Così è svanita la leggenda dei ballottaggi. La maggioranza deve decidere se sulle riforme cerca il dialogo o lo scontro

Alla vigilia delle elezioni amministrative Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno manifestato il progetto di semplificare le Ele...